Vi segnaliamo:

Visitate "I LUOGHI DEL CUORE" SU

http://iluoghidelcuore.it/

LA NOSTRA PAGINA
Facebook like button

Dicono di Noi

RASIGLIA, IL PAESE DEI TESSITORI E DEI MUGNAI CHE RINASCERA' DALL’ACQUA.

L’INTERA CITTADINANZA SI E' ASSOCIATA PER DIFENDERE UN RICCO PATRIMONIO STORICO E AMBIENTALE.

Chi ha letto “Le città invisibili” di Italo Calvino troverà in Rasiglia qualcosa di familiare. Questo minuscolo e prezioso borgo umbro sulla valle del Menotre, a pochi chilometri da Foligno, sembra, infatti, la versione reale di quella Smeraldina, città acquatica e immaginaria, che per lo scrittore ha l’aspetto di “un reticolo di canali e un reticolo di strade che si sovrappongono e si intersecano”. Come Smeraldina è un “saliscendi di scalette, ballatoi, ponti a schiena d’asino”, così Rasiglia è un delicato intreccio di vicoli e vene d’acqua sorgiva, su cui si affacciano edifici in pietra che furono un tempo mulini, lanifici e botteghe artigiane tra i più operosi dell’Umbria. Intorno agli anni Trenta del secolo scorso vi abitavano più di settecento persone. Rasiglia dava lavoro ai paesi vicini ed era persino sede di una piccola cassa rurale e prestiti. Tutto grazie all’acqua che azionava perennemente i “rotoni” muschiosi delle macine e delle macchine e finiva biancheggiando nella peschiera di Averno. In seguito alla chiusura dei lanifici, prima, e al terremoto del 1997, poi, di quella stagione d’oro di inizio Novecento non è rimasto che il ricordo. A Rasiglia oggi vive una settantina di persone, non ci sono più né le scuole, né il negozio di alimentari, né il bar, ma l’acqua continua ad affiorare da ogni fessura e a scorrere in mille rivoli fuori e dentro alle case, dando a questa città-presepe un aspetto incantevole.

L’ASSOCIAZIONE

Convinta del valore del proprio patrimonio storico ed economico, la popolazione ha deciso di ripartire proprio da dove tutto ha origine: dall’acqua. Grazie anche all’aiuto dei rasigliani che ormai vivono stabilmente a Roma, Foligno e nelle città vicine è nata, nell’estate del 2008, l’associazione “Rasiglia e le sue sorgenti”. Obiettivi: promuovere la riqualificazione delle fonti, avviare progetti di didattica per le scuole e dare una risposta al principale problema di questo paese che, per il presidente dell’associazione, Umberto Nazzareno Tonti, è lo spopolamento. «Dopo il terremoto, che ha reso inagibile il novanta per cento delle abitazioni, – ricorda Tonti - la maggioranza dei cittadini si è trasferita. Ora la ricostruzione degli edifici privati è stata praticamente completata, ma dal sisma sono trascorsi più di dieci anni e tante persone si sono rifatte una vita lontano da qui. Eppure questa realtà ha delle attrattive. Lo dimostra il fatto che d’estate si rianima fino a contare anche quattrocento persone. E poi possiede risorse sconosciute ad altri paesi: la maggiore delle nostre tre sorgenti, quella di Alzabove, può raggiungere una portata di milletrecento litri al secondo e, alimentando gli acquedotti della Valle Umbra sud, serve un bacino di centocinquantamila persone. Ricordiamoci che esistono fonti energetiche alternative al petrolio, ma l’acqua è insostituibile». Finora, il traguardo più importante dell’associazione è stato la firma, il 13 novembre scorso, di un protocollo d’intesa con il Comune di Foligno, l’Ato n. 3 e il circolo Endas di Verchiano che riconosce il ruolo indispensabile delle sorgenti di Rasiglia nell’alimentare gli acquedotti della Valle Umbra sud e impegna i soggetti coinvolti a valorizzarne l’esistenza e l’utilizzo. L’accordo prevede, inoltre, la diffusione di campagne informative contro gli sprechi delle risorse idriche e iniziative per l’insediamento sul territorio di attività del terziario legate soprattutto al turismo.

IL PATRIMONIO ARTISTICO

Il borgo ha una storia antica da raccontare, come testimoniano i resti della rocca dei Trinci sul colle che sovrasta l’abitato. «Molti edifici – sottolinea Tonti – risalgono al basso Medioevo e alcuni sono già stati ristrutturati secondo i canoni architettonici dell’epoca». Tra il XIV e il XV secolo, i Trinci signoreggiarono su Foligno e sulle terre vicine con il titolo di gonfalonieri di giustizia e capitani di parte guelfa. Furono loro a ordinare la costruzione del castro di Rasiglia di cui oggi sono visibili un tratto di mura con due torri difensive, ristrutturate negli anni Novanta, e il rudere del mastio, parzialmente restaurato nel 2006. Ma in questa città di mugnai e tessitori rimangono da recuperare tanti esempi di archeologia industriale: i tre lanifici delle famiglie Accorimboni e Tonti e i tre mulini di Fiore, di Averno e di Accorimboni. La prospettiva di riportare in superficie le pietre coperte dagli intonaci e di smantellare l’asfalto dei vicoli per ridare lustro al centro storico sembra più concreta da quando, il 16 febbraio scorso, gli esperti della Soprintendenza ai beni architettonici e paesaggistici dell’Umbria hanno effettuato un sopralluogo. Valeriana Mazzasette, storica dell’arte, spiega: «Abbiamo raccolto elementi sul patrimonio di Rasiglia e sul suo stato di conservazione e presenteremo presto una relazione alla soprintendente Anna Di Bene».

I GIOVANI

La conquista più importante del gruppo “Rasiglia e le sue sorgenti” è l’aver riunito anziani e giovani intorno allo stesso progetto. Ne è convinto Alessandro, 19 anni, tornato da poco a vivere su questi monti nella casa dei nonni, dove da piccolo trascorreva i fine settimana. È uno dei cinque giovani rimasti qui e, mentre racconta il suo sogno nel cassetto, a lui guardano con speranza gli occhi di altri dieci cittadini anziani. «Se le cose si mettono bene, proverò a riaprire il bar», mormora con cautela, mentre intorno a lui monta l’entusiasmo. Tra i suoi sostenitori c’è anche Shanti, 23 anni: «Bravo Alessandro, così chi vorrà fare una sosta a Rasiglia potrà almeno prendere un caffè». Anche lei dice che resterà dopo l’università. Studia giurisprudenza a Perugia, ma finora non ha subito il fascino del grande centro. Quando prova a spiegare il perché, tutti intorno sorridono e Milena Martini, madre del suo amico e coetanlo, prende la parola per raccontare del giorno in cui è arrivata in paese. Shanti è di origine indiana e a 7 anni è stata adottata da una famiglia del posto ma, a dire il vero, dall’intera comunità. Ricorda Milena: «Per prima cosa, i genitori l’hanno portata ai giardini. I suoi occhi brillavano e ha cominciato a rimbalzare da una parte all’altra come una pallina matta». Shanti sorride e conferma questo amore a prima vista per la natura incontaminata della valle del Menotre che vuole vedere rinascere presto.

GIORNI DI FESTA

Oltre alla festa triennale, che si tiene a settembre in onore della Madonna delle Grazie, da due anni, a Natale, il borgo si trasforma in un presepe vivente. Ernesto Rapo, cittadino amante delle celebrazioni d’inverno, interviene: «Il 26 dicembre e il 6 gennaio anziani e bambini curano l’allestimento di una natività ambientata in una tipica giornata di inizio Novecento, in cui vengono rievocati gli antichi mestieri che resero florida la nostra economia. Nell’ultima edizione abbiamo avuto cinquemila visitatori». I rasigliani non vogliono disperdere questa energia e hanno unito le forze per presentarsi alle istituzioni come soggetto credibile. Non solo allo scopo di diventare un nodo del sistema turistico umbro, ma anche per avanzare richieste più semplici. Milena Martini osserva: «La nostra chiesa parrocchiale non è mai stata ristrutturata dopo il terremoto e da undici anni gli anziani sono costretti a camminare in salita per centinaia di metri se vogliono raggiungere il santuario per partecipare alla messa». Le fa eco il parroco, Padre Domenico: «Questa comunità, numericamente esigua ma molto coesa, meriterebbe di recuperare il suo principale centro di aggregazione». Sorridendo, Milena Martini racconta come la speranza che ciò avvenga sia legata a un particolare fascino che Rasiglia sembra esercitare sul vescovo di Foligno: «Monsignor Gualtiero Sigismondi non conosceva affatto questo posto ed è venuto per la prima volta lo scorso 8 dicembre, in occasione dell’Immacolata. A un certo punto, mentre passeggiava tra le sorgenti, si è fermato e ha esclamato. Voglio che Rasiglia diventi un giorno il mio Castel Gandolfo!». E come dargli torto quando, camminando per queste vie, la quiete è rotta solo dal rincorrersi delle acque di pietra in pietra e da una musica regolare di gocce che frantumandosi sembrano scandire un tempo più lento del normale. Rasiglia è il luogo dove vite abitudinarie e tranquille possono trascorrere senza ripetersi perché, come a Smeraldina, la noia di percorrere ogni giorno le stesse strade è risparmiata agli abitanti dalla varietà dei tragitti. Vie d’acqua e di terra dalla grazia quasi fiabesca.

Cristina Clementi.

La giornalista Cristina Clementi ha partecipato con questo articolo ad un concorso regionale intitolato: "Il bello del Borgo. La città umbra tra passato, tradizione e sfide contemporanee" svoltosi a Città della Pieve e promosso dall'Accademia Pietro Vannucchi con il quale si è aggiudicata il premio speciale della critica.

 

Realizzazione NETWORX Internet Solution